Egregio direttore, non voglio commentare il risultato referendario. Quello che è stato, è stato. Ma come altri lettori che hanno scritto, anche io sono rimasto senza parole, diciamo così per non dire altro, di fronte ai balli e ai "Bella Ciao" di quei magistrati. Agghiaccianti. Ma non ho letto il suo parere su quel video. Mi piacerebbe conoscerlo.

Venezia

Caro lettore, posso comprendere il suo sconcerto di fronte a quel video. Altri lo hanno provato. A molti cittadini quell'esibizione è apparsa uno schiaffo all'imparzialità e alla terzietà che dovrebbe guidare i comportamenti di un giudice o di un pm. E qualche dubbio sull'opportunità di quei cori deve essere serpeggiato anche tra le toghe, se il segretario uscente dell'Associazione nazionale magistrati (Anm) ha ritenuto che fosse il caso di prendere le distanze, seppur con una certa cautela, da quei giudici e da quei procuratori canterini.

Le confesso che però a me quell'esibizione ha suscitato soprattutto un senso di sconforto. E persino di pena. Mi sono chiesto cosa poteva aver spinto uomini e donne di giustizia a dare quello spettacolo di sé. Come era possibile spiegare la scompostezza e l'evidente sguaiatezza di quella "Bella Ciao" urlata più che cantata per strada. Ho pensato che né la tensione di una lunga e nervosa campagna referendaria, evocata come possibile giustificazione dal segretario dell'Anm, né il dolce sapore della vittoria (o del pericolo scampato) potevano giustificare una reazione così eccessiva, nella forma e nella sostanza. In fondo, mi sono detto, stiamo parlando di giudici e pm, non di ultras in libera uscita.