Quel Bella ciao cantato a squarciagola nella saletta Anm del tribunale di Napoli non poteva passare inosservato.

Specie se a intonare il canto simbolo della Resistenza non sono stati sostenitori qualunque del no, ma giudici e pm del palazzo di giustizia partenopeo.

Il giorno dopo è un caso la festa improvvisata dalle toghe napoletane tra cori da stadio e brindisi a base di spumante.

Se dal Governo è il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto a chiedere maggior misura "perché - spiega - le immagini di magistrati che stappano bottiglie di spumante cantando Bella Ciao o intonando cori, non rappresentano un bello spettacolo per i cittadini", anche il presidente dimissionario dell'Anm Cesare Parodi ha preso le distanze: "Io non l'avrei fatto - osserva - ma è stato un gesto estemporaneo dopo una lunga tensione, quantomeno umanamente comprensibile". E ancora: "Ognuno ha il suo carattere, io non posso certamente richiamare nessuno, prendo atto di questo. Non è stata una manifestazione che io avrei condiviso ma credo sia un po' il frutto dei tempi".

Tra i nomi tirati in ballo dalle toghe con il coro da stadio 'chi non salta è...' anche quello di una collega, la pm della sezione reati comuni a Santa Maria Capua Vetere e volto di prima linea del sì al referendum, Annalisa Imparato. Il giorno dopo la sostituta procuratrice commenta duramente. "I festeggiamenti e i cori della sottosezione Anm di Napoli - attacca - rappresentano un vero danno all'immagine della magistratura, perché dimostrano che i magistrati si muovono come appartenenti ad una casta, che per di più fa politica. Per questo mi ero esposta per il sì al referendum. E se le persone hanno votato il contrario è perché hanno avuto paura di quei messaggi, non veri, lanciati da tanti magistrati, anche famosi, sostenitori del no e basati su assunti falsi, come quello della sottomissione dei pm alla politica".