Su 61 persone rinchiuse, il 66% assume psicofarmaci, uno ha l’Epatite B, il più giovane ha 19 anni, la capienza è al limite e ci sono tre moduli inagibili. A un anno esatto dalla sua riapertura, questo è il quadro del centro di permanenza per il rimpatrio di Torino. I dati li hanno diffusi Ludovica Cioria, vice presidente consiglio comunale di Torino, e Alice Ravinale, che hanno visitato il centro nel pomeriggio di ieri. La direzione era a conoscenza della visita, perché avvenuta su richiesta della consigliera comunale.
Incendi e danneggiamenti
Il cpr di corso Brunelleschi, gestito dalla coop Sanitalia, accoglie 61 persone che, per vari motivi, sono sottoposte a un ordine di espulsione e sono in attesa di essere rimpatriate. La prima notizia è che in teoria il centro non può più accogliere nuovi migranti, perché «tre moduli dentro alcune aree sono stati bruciati nell’ultimo mese – spiega Cioria, appena uscita dal centro -, il centro è di fatto al completo e non ci sono nuovi arrivi». In effetti negli ultimi mesi si sono susseguite una serie di determine della Prefettura che parlano di continui problemi dentro la struttura. Una del 12 febbraio parla di «riparazione delle porte dell’area Rossa» dopo «una sommossa degli ospiti»; l’ultima pubblicata il 10 marzo, ma firmata a dicembre, di una «perdita di acqua calda fuoriuscente da un tombino». Il costo? 6.662 euro.







