Giorgia Meloni non si farà logorare, le dimissioni di Delmastro, Bartolozzi e Santanchè e la missione in Algeria sono la prima risposta rapida, sono parte di una controffensiva strategica che è solo all’inizio e si intreccia su diversi piani: composizione e azione del governo e interesse nazionale, energia, flussi migratori e Mediterraneo. È l’agenda del Presidente del Consiglio. La missione in Algeria - primo fornitore di gas dell’Italia - significa continuità nell’approvvigionamento, riduzione del rischio energetico, bollette del gas meno onerose in un quadro di grande volatilità dei prezzi.
Meloni dopo la rottura del “tubo” con la Russia, ha usato gli asset storici di Eni in Africa e nel Vicino Oriente, ha ampliato l’iniziativa diplomatica con il Piano Mattei e se non siamo rimasti a secco dopo gli shock degli ultimi 4 anni (Ucraina e Golfo) lo dobbiamo a questa operazione lungimirante di cui hanno tratto beneficio anche i partner europei. In Africa Prima è arrivata Meloni, poi gli altri leader dell’Unione.
Palazzo Chigi si muove tra politica e mercati, consenso e orizzonte elettorale, siamo nel finale della legislatura. Lo spread è poco mosso, i mercati non si preoccupano certo delle invettive di Elly Schlein e Giuseppe Conte (più l’oracolo Angelo Bonelli) ma guardano alla stabilità del governo e alle soluzioni per superare questo passaggio storico tra due guerre e un nuovo ordine mondiale plasmato dagli Stati Uniti. Giulio Andreotti soleva dire che “il potere logora chi non ce l’ha” e l’opposizione pensa di cavalcare la vittoria del No da qui al 2027. Troppo poco e troppo lungo.












