Il capo della diplomazia iraniana ha inoltre indicato che l’Iran chiede un risarcimento per le distruzioni provocate, lasciando intendere che qualsiasi futura soluzione politica dovrà includere anche responsabilità e impegni per la ricostruzione.

Araghchi ha infine criticato il ruolo di Washington nella regione, sostenendo che gli Stati uniti non sono riusciti a proteggere i Paesi dell’area pur mantenendo numerose basi militari in Medio oriente.

Dall’inizio della guerra in Iran, sono 290 i militari americani rimasti feriti e, a eccezione di 35, sono stati tutti curati e sono rientrati in servizio. Lo ha reso noto il Comando Centrale del Pentagono. Dieci militari rimangono ricoverati in ospedale con ferite gravi, mentre i restanti 25 hanno riportato ferite meno gravi, ma non sono ancora rientrati in servizio. Dall’inizio del conflitto, il 28 febbraio, u militari americani rimasti uccisi sono tredici.

L’Italia con Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone ha denunciato gli attacchi contro navi commerciali nel Golfo Persico e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran. I sei governi si sono detti disponibili a contribuire agli sforzi per garantire il passaggio sicuro in quell’area. «Nessuna missione di guerra - ha chiarito il ministro della Difesa Guido Crosetto -. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un’iniziativa multilaterale estesa. Siamo consapevoli però dell’importanza per tutti di lavorare per la riapertura in sicurezza di Hormuz e riteniamo che sia giusto ed opportuno che siano le Nazioni Unite ad offrire la cornice giuridica per un’iniziativa pacifica e multilaterale per raggiungere questo obiettivo».