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Storia della ministra che ha detto: "Io sono il vostro male assoluto, sono una donna libera, porto i tacchi da 12 centimetri, ci tengo al mio fisico, amo vestirmi bene"

Dal lusso ostentato alle aule della politica, Daniela Santanchè ha costruito negli anni un personaggio che non ha mai cercato di smussare i propri tratti. "Io sono il vostro male assoluto, sono una donna libera, porto i tacchi da 12 centimetri, ci tengo al mio fisico, amo vestirmi bene". Più che una dichiarazione, un autoritratto. Ed è forse il ritratto più fedele della ministra, tracciato da lei stessa. Era il febbraio 2005 e, durante una mozione di sfiducia alla Camera, affrontò senza esitazioni chi ne chiedeva le dimissioni per le vicende giudiziarie. In quell’occasione la “pitonessa” sfoderò il suo stile diretto, riconoscibile, diventato negli anni parte integrante del personaggio.

Quel giorno Montecitorio respinse la mozione con 204 voti contrari e 136 favorevoli. Lei si presentò in Aula con un tailleur rosso fragola e l’immancabile borsa griffata, cifra estetica che l’ha sempre accompagnata, così come gli stivali texani, i cappelli da cowboy e gioielli vistosi nelle sue apparizioni più informali. Santanchè ha sempre rivendicato con forza la propria identità: "sono l'emblema, lo rappresento plasticamente, tutto ciò che detestate. Voi non volete combattere la povertà volete combattere la ricchezza", disse rivolgendosi ai banchi dell’opposizione, ricordando che lei "è quella del Twiga e Billionaire".