E Mina vide le pareti della stanza di casa Mogol svanire e il cielo sostituirsi al soffitto. Accadde nella primavera del 1960, quando la Tigre di Cremona si convinse ad incidere Il cielo in una stanza dopo che il suo autore, Gino Paoli, le cantò il brano piano e voce, a casa del futuro braccio destro di Lucio Battisti: «Dissi a Gino che quella canzone doveva essere cantata da Mina e che mi sarei offerto io di provare a convincerla della sua forza», ricorda Mogol, 89 anni, parlando dell'amicizia che lo legava a Gino Paoli. Solo a distanza di molti anni dal successo Paoli avrebbe raccontato che la canzone fu ispirata da un incontro intimo con una prostituta in un bordello di Genova e che le scene immaginifiche descritte nel testo rappresentavano un orgasmo. Quando Mogol la propose a Mina, la voce di Tintarella di luna non ne rimase colpita. Tutt'altro. Forse fu condizionata nel giudizio dal fatto che interpreti come Jula De Palma o Miranda Martino l'avevano scartata. Poi accadde la magia.
Ricorda cosa accadde quel pomeriggio a casa sua, Mogol?
«Come fosse ieri. Diedi appuntamento a Mina a casa mia e convocai anche Gino. Lui si mise al piano, gliela cantò e solo dopo averla ascoltata cantata da lui Mina si convinse a inciderla. Gino mi fu sempre grato per quell'incontro. E così Mina, che per la prima volta raggiunse il primo posto nelle vendite, nell'estate del 1960».












