Queste le 10 canzoni più iconiche che Gino Paoli ha composto e interpretato, molte nel suo periodo d’oro: gli anni Sessanta. Mentre leggete vi verrà da canticchiarle tutte. Il cielo in una stanza (1960). Dopo aver posto fine alla sua esperienza nella pittura, Paoli scrisse il suo primo capolavoro immaginando (o testimoniando?) l’incontro con una prostituta in una stanza dal soffitto color viola. Mogol la propose a Mina che, appena ventenne, regalò la propria voce a una delle più belle canzoni italiane di sempre. La gatta (1960). Mistero su chi fosse quel felino: un’amante? Una donna che non voleva farsi riconoscere? No, soltanto una vera gatta che Paoli ospitava nella soffitta dove viveva a Boccadasse, nella Salita Santa Chiara, alla periferia di Genova. Da cantante affermato, Paoli ha sempre raccontato di rimpiangere quella gattina, quella stellina.
Senza fine (1961). Mentre guida la sua nuova Austin Healey 3000 Spider, Paoli incontra Ornella Vanoni e scoppia l’amore. Il titolo è dedicato alle grandi mani di Ornella, alle sue dita senza fine. A tempo di valzer, è un brano senza tempo. Sapore di sale (1963). Fra il 1960 e il 1963 Paoli vive un triennio artisticamente fecondo e firma il primo tormentone estivo che è un brano sulla malinconia che avvince mentre si è sdraiati sulla spiaggia. «È un flash, un lampo di luce, uno stacco dalla realtà come dovrebbe essere una vacanza», racconta Gino. Arrangiato da Ennio Morricone, il 45 giri finisce dritto in testa alla hit parade ed è attuale ancora oggi. La canzone suggerisce anche il titolo a un film uscito nel 1983 dei fratelli Vanzina che, però, a causa di problemi legati ai diritti cambiano il titolo da Sapore di sale a Sapore di mare. Paoli appare in Sapore di mare 2 con un cameo.










