Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
24 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 17:48
Mentre la maratona di Enrico Mentana accompagnava l’inarrestabile cavalcata del NO al referendum Nordio-Meloni, il solito avvelenatore di pozzi, il cardinale di Curia Paolo Mieli proseguiva nella sua opera – sorrisetto mellifluo d’ordinanza – da guastatore di qualsivoglia ipotesi stato nascente di fuoriuscita dallo stagno maleodorante dove galleggia la politica. L’ennesimo sgambetto a chi oserebbe disturbare il presente immobile del club a cui il cardinal Mieli si è iscritto da quando ha capito come “va il mondo”, abbandonando chioma e spiriti sessantottardi: l’ordine partitocratico, al cui servizio opera come membro esterno della cosiddetta Casta.
Ecco – dunque – il Mieli novello Iago shakespeariano, manipolatore e consigliere infido, premurarsi di gettare il seme della discordia nel campo (più fatiscente che largo) del lasco coordinamento tra i partiti del NO. Sicché l’invito di Giuseppe Conte, in pieno spoglio referendario, a programmare un percorso per l’appuntamento elettorale 2027 veniva inficiato dall’apparente automatismo tecnico della consacrazione a leader dello schieramento vincente di Elly Schlein; in quanto segretario del Pd, presunta corazzata del fronte progressista. Il tutto dopo l’iniziale mala parata mieliana di buttare là il nome del tuttora oggetto misterioso sindaco di Genova Silvia Salis. Ipotesi bocciata su due piedi da Enrico Mentana, seppure abitualmente molto in linea con il sopire-troncare dell’improvviso sponsor della singolare ospite in casa d’altri (il PD dei cacicchi – i Franceschini e gli Andrea Orlando – che continuano a tenere le chiavi del singolare ostello che ospita i naufraghi di PCI e DC; e che la neo-segretaria prometteva di accantonare, quando ne sarebbe presto finita ostaggio in piena sindrome di Stoccolma).






