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16 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 14:38
Fatalmente, spiazzando Giorgia Meloni e la maggioranza schierata compatta per il Sì, il referendum sulla Giustizia è scivolato lungo la china del confronto politico. La questione dirimente – i sette articoli della Costituzione che la riforma Nordio vorrebbe polverizzare – sono trasmigrati sul terreno dello scontro politico a tutto campo. Senza esclusione di colpi, spesso con colpi sotto la cintura in spregio alle regole del confronto e della contrapposizione delle idee, degradati a insulto e a manipolazione di qualunque evento si presti allo scopo.
A destra come a sinistra si percepisce il valore squisitamente politico del referendum, ben oltre la questione specifica, seppure importante e dirimente. In gioco può finire per essere la salute politica della premier e della sua maggioranza. Una sconfitta alle urne del 23 e 24 marzo, quanto più ampia e sonora tanto più esplicitamente significativa, ridurrebbe l’una e l’altra ad un’anatra zoppa.






