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30 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 18:36
“Se perdo il referendum lascio lo politica”, promise Matteo Renzi alla vigilia della consultazione popolare sulla sua legge di riforma della Costituzione. Anno 2016. Il referendum lo perdette, lasciò palazzo Chigi e la segreteria del Pd eppure restò in politica. A Giorgia Meloni viene attribuita la medesima promessa. Fatico a credere che la premier abbia commesso lo stesso peccato di ubrys, di superbia, che Renzi pagò caro. E’ abbastanza scaltra per evitare di legare la propria sorte al risultato, incerto, del referendum sulla riforma della Giustizia. Sa che l’esito della consultazione confermativa della legge sarà dirimente rispetto al futuro del suo governo. Se vince il Sì, Meloni potrà veleggiare serena fino alla fine della legislatura, varando la riforma della legge elettorale. Si intesterà il merito della vittoria referendaria, mettendo in riga il riottoso ma innocuo Salvini e l’inquieta Forza Italia che, annusato lo spirito del tempo, cerca sponde nella laguna centista.
Se passasse il No invece Meloni incasserebbe il fallimento del suo revisionismo istituzionale, fallimento che spargerebbe sabbia negli ingranaggi dell’altra riforma di bandiera, il premierato. La legislatura diverrebbe complicata e a Meloni potrebbe convenire affrontare in anticipo la sfida delle urne.






