Una generazione di grandi talenti che si incontrava nel quartiere della Foce di Genova e scriveva testi e armonie innovative in una città che a fine degli anni Cinquanta e inizio anni Sessanta era un punto d'arrivo della musica d'importazione, dal jazz allo swing, a quella d'oltralpe di Brassens e Brel.

Faceva parte della cosiddetta 'scuola genovese' Gino Paoli morto oggi a 91 anni che con Bruno Lauzi, Luigi Tenco, Fabrizio De Andrè, Umberto Bindi e i fratelli Gian Franco e Gian Piero Reverberi formava una 'comune artistica' ante litteram che ha rivoluzionato il cantautorato italiano.

"Era una persona splendida, un grande". E' il commento di Ivano Fossati alla notizia della scomparsa del decano dei cantautori genovesi, l'ultimo rappresentante della cosiddetta "scuola dei cantautori" che, in realtà, "scuola" non è mai stata perché De Andrè, Lauzi, Paoli, Tenco erano "battitori liberi", ognuno per la propria strada, anche se legati da amicizia e ancorati a una città di cui erano figli, in alcuni casi adottivi in altri naturali.

"Gino Paoli - ha detto Davide Livermore, regista e direttore del Teatro Nazionale di Genova - ha creato un tempo, quello dei poeti: scrivevano canzoni attenti più alla poesia che al look.