Daniele Bresciani*
*Scrittore e autore di "Cosa farò da grande. I miei primi 90 anni" (Bompiani editore), la biografia di Gino Paoli
Ogni morte, inevitabilmente, lascia un vuoto. Ogni artista, andandosene, ha il privilegio di lasciarci il modo di riempire quel vuoto. Che sia un quadro, un libro o, appunto, una canzone. Gino Paoli ci ha regalato gatti e stanze piene di alberi, sale sulla pelle e amici al bar, e quando penseremo a lui potremo sempre appoggiare la puntina su un vinile (per i meno giovani) o accedere a una delle cento piattaforme digitali e riempire il silenzio. Anche se e anche questo è inevitabile per chi l'ha frequentato da vicino un angolo di vuoto resterà.
Ho conosciuto Gino Paoli quando ho scritto assieme a lui la sua biografia. L'idea di fargli mettere nero su bianco una vita che ha dell'incredibile va data alla moglie Paola al figlio Nicolò, che però non gli avevano mai parlato di quel piano. Tant'è che nel nostro primo incontro ufficiale l'incombenza è toccata a me e mi sono sentito rispondere che non ne aveva nessuna intenzione. Poi però si è convinto non credo solo per merito mio e ho avuto l'opportunità di ascoltare, e poi di scrivere, una storia irripetibile da ogni punto di vista.












