La musica italiana perde uno dei suoi interpreti più magnifici: Gino Paoli è morto nella notte, aveva 91 anni. Ci lascia quattro mesi dopo la dipartita di Ornella Vanoni, alla quale fu legato da un lungo e tormentato amore che, in una certa misura, non è mai finito.

A raccontare la profondità di quel legame basta un gesto. Quando Vanoni scomparve, Paoli affidò ai social un ricordo asciutto: una foto in bianco e nero che li ritraeva giovanissimi al pianoforte, lui intento a suonare, lei appoggiata con una collana di perle. Nessuna parola, solo un’immagine capace di restituire l’intimità di un rapporto che ha attraversato decenni.

La loro storia inizia all’alba degli anni Sessanta, negli studi della Ricordi. Da quell’incontro nasce un sodalizio artistico destinato a lasciare un segno profondo nella canzone italiana, sodalizio che si è intrecciato a una relazione sentimentale complessa. Paoli, già sposato, scrive per Vanoni alcuni dei brani che ne definiranno l’identità musicale, tra cui Senza fine e Che cosa c'è.

La stessa Vanoni ha più volte ricordato la dimensione dolorosa di quell’amore: "Quando è scoppiato l'amore con Gino Paoli, lui era sposato e io mi sono sposata poco dopo. Una sofferenza tremenda, altro che scandalo". Parole che restituiscono la tensione di un legame vissuto tra passione e conflitto, lontano da ogni narrazione romantica semplificata.