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Ultimo aggiornamento: 18:40

I dati reali non lasciano margini: il NO batte il Sì, 54 a 46. Ma non chiamatela vittoria. La verità è che l’abbiamo scampata bella. Quello di oggi a mio avviso è un “pareggio”, forse il più prezioso della nostra storia repubblicana. Quando a fine partita ti accorgi che l’obiettivo non era il trofeo, ma restare nei contorni di una Stato di diritto, capisci che non sei un trionfatore: sei un sopravvissuto.

Questo voto è stato il muro che ha impedito l’amputazione di articoli fondamentali della Costituzione che bilanciano i poteri. La Carta non si riscrive a colpi di maggioranza; se proprio va toccata, lo si fa insieme, con la stessa cura con cui è stata redatta. Sono convinto che oggi abbiamo frenato una scivolata pericolosa verso quei modelli autoritari — Russia e Ungheria in testa — che tanto affascinano Giorgia Meloni e il suo cerchio magico. Qualcuno sommava i numericamente i partiti del Sì vs. i partiti del NO. Ma al Referendum è sempre un’altra partita, ci sono gli astenuti, ci sono quelli fuori da qualsiasi schieramento, ci sono quelli che magari non vanno a votare alle politiche ma vogliono continuare a vivere in uno Stato democratico, che non sono né di destra né di sinistra.