Umberto se ne è andato e il Nord è rimasto sempre più solo. Però è tutto diverso da come lui l’aveva vissuto e trasfigurato. Gianfranco Miglio parlava difficile, ma ti incantava ed era stato l’ispiratore di una radicale riforma federalista dell’Italia che si sarebbe trasformata sotto la guida di una nuova classe dirigente. Umberto parlava come un elettrotecnico che aveva fatto le scuole serali e credeva nei miti che trascinavano le famiglie tutte intere ai suoi comizi perché tra idee, linguaggio del corpo e della mente, contraddizione non ve ne era alcuna. L’Italia che ci si trovava dinanzi, negli anni in cui Umberto fondò la Lega e il mito padano, era quella centralizzata da un Risorgimento dominato dal principio monarchico e debolmente unificata da una Costituzione nata nel pieno della Guerra Fredda e della neutralizzazione delle opposizioni. Un’Italia in cui a unificare centro e periferia non erano né i prefetti francesi né il federalismo tedesco, ma i partiti politici: Roma capitale era il centro di tutto e ciò non faceva che frenare produzione e lavoro.
L'AMORE DI MARTA, GIORGETTI E IL TROTA. PARLAMENTARI RUNNER
Mentre la Lega piange il suo fondatore (oggi il funerale di Umberto Bossi nell’abbazia di Pontida), Marta Fascina ...













