«Un centinaio di pannelli solari, fondamentali perle abitazioni e le scuole, oltre a circa 50 tonnellate di merci tra riso, avena, fagioli e medicinali già stivati» e 25.000 euro di farmaci. È l’aiuto per Cuba che annuncia uno degli organizzatori italiani della Flotilla, o «Nuestra América Convoy» quale sarebbe il suo nome ufficiale, che si appresta a partire per l'isola. Tre imbarcazioni in partenza dal Messico (il via rinviato a oggi per il mare grosso), seguendo simbolicamente la rotta di quella nave Granma su cui Fidel Castro iniziò la sua insurrezione contro il regime di Fulgencio Batista. «Un’invenzione propagandistica filo-comunista di persone a cui non è mai importata la libertà del popolo cubano» è il commento che ne dà Orlando Gutiérrez Boronat: un esule cubano in Florida che è cofondatore e portavoce del Direttorio Democratico Cubano e coordinatore dell’Assemblea della Resistenza Cubana.
Giovedì, quasi contemporaneamente all’arrivo di alcuni partecipanti al convoglio sull'isola caraibica, a Madrid, decine di esuli hanno manifestato davanti al Parlamento europeo per denunciare la gravissima situazione a Cuba e per lamentare quello che considerano «una farsa orchestrata dall’estrema sinistra per dare una boccata d'ossigeno a un regime in pieno declino». «Cuba ha chiuso le sue porte agli attivisti per i diritti umani, ai media internazionali e ai giornalisti indipendenti, e ora maschera questo movimento di estrema sinistra come un gesto umanitario spontaneo. Niente di più falso».














