TREVISO - Rivalutare la malfamata via Roma attraverso la bellezza dei suoi segreti architettonici: una missione che il Fai in questi ultimi due giorni è riuscito a portare a termine con successo. Almeno mille persone hanno potuto osservare il quartiere da una prospettiva differente, lasciandosi intrigare dalle forme e dalla storia della galleria Altinia, sulle tracce di Carlo Scarpa.
E hanno potuto farlo accompagnati anche dall’entusiasmo e dalle conoscenze dell’architetto Mario Gemin, figlio del Luciano Gemin che affiancò Scarpa proprio nella realizzazione di quell’opera.
«Abbiamo voluto aprire quel sito proprio per riscattare la zona, che oggi è considerata “zona rossa”, ma che in passato non aveva questa connotazione negativa. Faremo anche altre attività culturali in quello spazio, che ha molto da raccontare sul concetto di spazi comuni - spiega l’architetto Gemin. - Molti visitatori non sapevano che Carlo Scarpa avesse lavorato lì insieme a mio padre Luciano. In origine, tra gli anni Sessanta e i Settanta, la galleria Altinia era praticamente pubblica e percorribile, quindi tutti potevano accedervi facilmente. Negli anni è diventata invece un atrio condominiale».
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