Il passato si fa meraviglia, ed è subito sera. Per riflettere e ritrovarsi figli del Pantheon, del Colosseo, delle curve del Laocoonte e di chi, da Goethe a tutti i grand tourist, hanno soggiornato nella Roma del XVIII secolo per rimanerne affascinati e ricordarci quei fasti. Gli stessi della mostra Meraviglie del Grand Tour, in corso al Museo Poldi Pezzoli di Milano. L’idea iniziale nasce dal desiderio di valorizzare la donazione da parte di Giovanna Zanuso dell’Interno del Pantheon a Roma di Giovanni Paolo Panini (Piacenza, 1691-Roma, 1765), unica opera dell’autore presente nelle collezioni pubbliche milanesi.
Si parte con la richiesta al Met di New York del prestito di Roma antica (1757), capolavoro di Panini, realizzato con il gemello Roma moderna. Operazione difficile ma la diplomazia museale porta frutto e l’opera – prestito unico (e irripetibile) – apre la rassegna. È una grandiosa sinfonia – quasi un souvenir di souvenirs – della romanità con 61 fra edifici e statue, dall’Arco di Costantino alla Basilica di Massenzio, dal Marco Aurelio all’Apollo del Belvedere. Sono impaginati in una immensa galleria immaginaria piena di dinamicità, in una scenografia della bellezza ai piedi di un sipario che si solleva, come fosse un teatro. Le cartoline dell’opera sono, a loro volta, quadri singoli realizzati da Panini, che così si autocita, in un grandioso esperimento di metapittura, con, al centro, il committente, il conte Étienne-François de Choiseul-Stainville, ambasciatore francese a Roma, che regge una guida fra le mani, e lo stesso Panini. Capace di attualizzare ogni spazio con figure umane che si aggirano fra le rovine, facendo così emergere la grandiosità dei resti antichi e della cultura che li aveva voluti. Quella che i giovani da tutta Europa venivano a scoprire per formarsi, per far propri forme e stili considerati eterni. E, di ritorno a casa, magari passavano nella bottega di Panini per acquistare vedute o capricci, panorami di fantasia, ispirati all’antico, e avere un ricordo nelle loro dimore.







