Hanno raccontato, in pubblico, musei e rovine. Hanno frequentato, in privato, donne sposate e prostitute. I piaceri taciuti dei Grand Tour

di Nicola Baroni

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C’era il Grand Tour dei monumenti classici, dei ruderi romantici, delle grandi città d’arte e dei paesaggi abbacinanti. Questo veniva raccontato negli scritti ufficiali, nei resoconti di viaggio, nelle lettere alla famiglia – oggi nelle storie di Instagram. E poi ci sono le storie verdi, i messaggi a scomparsa, le chat con gli amici più stretti, che nel Sei, Sette, Ottocento erano i diari privati, le lettere, le relazioni dei tutori o i racconti che uscivano a anni di distanza, misto di finzione e realtà, per dire e non dire ciò che era successo in Italia. Lì entravano i godimenti della carne, gli amori di una notte, i costi delle prostitute e le relazioni omosessuali. Piccole concessioni collaterali, scappatelle estemporanee ed occasionali? Niente affatto, sostiene Attilio Brilli, che da una vita studia le testimonianze dei Grand Tour e ora ne racconta gli aspetti più scabrosi in Storie segrete del viaggio in Italia (Il Mulino): «Il piacere in generale era centrale in questi viaggi: cibo, gioco d’azzardo, collezioni d’arte, ma anche il piacere sessuale. E l’Italia, cattolica e quindi più liberale dell’Inghilterra protestante e puritana, era il luogo ideale. Agli occhi degli stranieri, nel nostro Paese vigeva un’assoluta libertà sessuale a fronte di una totale repressione politica, a cominciare dallo Stato della Chiesa. Come se la prima fosse funzionale alla seconda», racconta Brilli. «Qui l’attrazione del sesso era vista come una forza incontrastata, parte della natura. La donna delle classi elevate si era liberata e poteva permettersi di avere cicisbei, cioè amanti riconosciuti dal marito. Lord Byron scriveva a un amico che a Venezia una donna era virtuosa se si limita ad avere il marito e un amante. L’omosessualità non era reato, mentre in Inghilterra lo sarà fino alla metà degli anni Sessanta del 900. Tutto questo fomentava aspettative che, più o meno segretamente, si affiancavano alle finalità dichiarate del viaggio». Ai costumi sessuali della Penisola si aggiungeva anche la rilassatezza garantita dal fatto di essere lontani da casa: «Bastava tenersi alla larga dalle colonie britanniche, a Firenze e Venezia, e nessuno poteva giudicarli. L’Italia diventava un altrove, la terra dove tutto era permesso».