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Ultimo aggiornamento: 15:35

Chiara Poggi avrebbe lottato con il suo assassino e avrebbe cercato di difendersi e proteggersi. A distanza di alcuni giorni dal deposito della consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo – nominata dalla procura di Pavia – arriva una indiscrezione del Tg1 sul delitto di Garlasco, che propone una lettura diversa delle fasi dell’aggressione. Il condizionale è d’obbligo perché in passato era stata data per insanguinata l’ormai famosa impronta 33. Traccia – il cui colore rossastro è dovuto all’uso di un reagente chimico – di cui si ha soltanto una fotografia e che viene attribuita comunque dagli inquirenti pavesi ad Andrea Sempio.

La 26enne – per il cui omicidio è stato condannato in via definitiva a 16 anni l’allora fidanzato Alberto Stasi – non sarebbe stata colpita in modo improvviso e letale con un unico gesto, ma avrebbe tentato di difendersi. Sul corpo sarebbero presenti lividi, ecchimosi e abrasioni su braccia e gambe, segni che indicherebbero una colluttazione con l’assassino.

Il delitto, sempre secondo le indiscrezioni, si sarebbe consumato in più momenti, tra il piano terra e le scale della villetta di via Pascoli, con l’aggressore che si sarebbe fermato a osservare il corpo prima di infliggere un ulteriore colpo, forse con un martello. Questa ricostruzione potrebbe quindi essere collegata da chi indaga alle tracce di Dna, rinvenute sotto le unghie della vittima, che hanno una “compatibilità” con la linea parentale maschile dell’indagato. Una compatibilità genetica, ma non un’identificazione. Quel Dna “misto, incompleto e non attribuibile” come già definito dalla genetista Denise Albani, perita della giudice per le indagini preliminari di Pavia Daniela Garlaschelli, non può portare a nessuna identificazione individuale, né a una attribuzione di responsabilità, né essere tassello della ricostruzione alternativa del delitto.