da New York
Mentre il Congresso è sempre più confuso sull'andamento della guerra e i suoi obiettivi, sembra che l'amministrazione Trump possa puntare su una nuova strategia per cercare di uscire il prima possibile da una guerra che non solo non piace agli elettori repubblicani ma sta portando gli Stati Uniti verso una crisi economica. E la «soluzione veloce» potrebbe passare dallo Stretto di Hormuz e l'Isola di Kharg, da dove Teheran gestisce circa il 90% delle sue esportazioni di petrolio.
Per prima cosa ieri l'ammiraglio Brad Cooper, capo del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), ha fatto sapere che Washington ha «ridotto» le capacità dell'Iran di minacciare la navigazione nello Stretto: «Non solo abbiamo distrutto la struttura, ma abbiamo anche eliminato siti di intelligence e ripetitori radar missilistici utilizzati per monitorare i movimenti delle navi», sostiene Cooper. «La capacità dell'Iran di minacciare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e nelle aree circostanti è quindi ridotta e non smetteremo di colpire questi obiettivi».
Questo potrebbe essere un primo passo per mettere fine allo scontro, proprio quando il Congresso inizia ad essere irritato e i tempi per continuare una guerra si stringono: secondo una legge del 1973 infatti il presidente dovrebbe chiedere l'autorizzazione a Camera e Senato per continuare un'operazione militare dopo 60-90 giorni. E Trump, sempre più indebolito da un'economia in crisi e dai prezzi della benzina saliti del 30%, potrebbe voler evitare di andare alle elezioni di midterm con il fronte iraniano ancora aperto.






