«Gli anarchici resistono ai governi perché sono contro ogni governo, di qualunque colore politico e contro ogni istituzione e regola. Compiono attentati eclatanti, ma non sono mai riusciti a imporsi come le Brigate rosse, che per un certo periodo hanno costituito un vero pericolo per la nostra società. Detto questo, non bisogna mai sottovalutare la minaccia dei gruppi anarco-insurrezionalisti».
Il generale Mario Mori, classe 1939, non ha bisogno di tante presentazioni. È stato comandante del Ros dei carabinieri e capo dei Servizi segreti, ha passato la vita a dare la caccia ai criminali e ha investigato su mafia e terrorismo durante la stagione delle stragi che hanno portato sangue e morte nelle nostre città. A lui si deve la cattura di Totò Riina nel 1993. Mori è stato anche a lungo sotto le forche caudine delle inchieste giudiziarie, accusato nel processo sulla Trattativa Stato-mafia. Una vicenda dalla quale è stato definitivamente assolto e sulla quale, con il colonnello Giuseppe De Donno, ha scritto il libro “La verità sul dossier mafia-appalti. Storia, contenuti, opposizioni all’indagine che avrebbe potuto cambiare l’Italia”.
Generale Mori, parliamo della storia delle ultime ore. In un parco alla periferia di Roma due anarchici sono morti mentre assemblavano un ordigno artigianale. Tutto normale?














