PORDENONE - Per la prima volta dall’inizio delle ostilità militari tra l’asse Stati Uniti-Israele e la Repubblica Islamica dell’Iran, la base di Aviano entra nel raggio che può essere coperto dai missili del regime di Teheran. Una possibilità che fortunatamente sembra al momento assai remota per due fattori: l’Italia non partecipa alle operazioni in Iran e in queste prime tre settimane di guerra l’installazione avianese non è stata direttamente coinvolta nell’invio di caccia nello scenario mediorientale. Eppure il dato c’è ed è diventato lampante poche ore fa, quando la base americana di Diego Garcia (atollo in mezzo all’Oceano Indiano) è stata bersaglio di almeno due lanci da parte di Teheran. Si tratta di un obiettivo distante circa 4mila chilometri dall’Iran. E fa tutta la differenza del mondo.

I principali analisti militari del mondo avevano sempre stimato che la Repubblica Islamica fosse dotata di missili balistici di portata media. Non intermedia. In gergo, la portata media indica una capacità di circa duemila chilometri in linea d’aria, forse qualcosa in più. Non certamente di una gittata di quattromila chilometri, cioè il doppio. Se le capacità di Teheran fossero ripetibili (gli esperti ipotizzano un alleggerimento dell’arma o addirittura l’utilizzo terrestre di vettori spaziali) allora ci si troverebbe di fronte a tutt’altro scenario, con una buona parte dell’Europa centro-meridionale potenzialmente raggiungibile dai missili di Teheran. Base di Aviano inclusa. E tutti sanno quanto l’installazione militare pordenonese - per la sua importanza strategica - sia da sempre considerato obiettivo sensibile.