Le sirene antiaeree suonano su Diego Garcia, ma fanno eco in tutto il mondo occidentale.

Perché prendendo di mira l'importante base anglo-americana sull'isola dell'Oceano Indiano - seppure in un attacco fallito - Teheran ha dato dimostrazione di poter minacciare obiettivi fino a 4.000 chilometri dal proprio territorio. Un raggio d'azione che tocca buona parte dell'Europa, Italia compresa, come sottolineato dal capo di stato maggiore dell'Idf Eyal Zamir: "Berlino, Parigi e Roma, e sono tutte a portata di tiro diretta", ha affermato. Il raid invia il messaggio che la Repubblica islamica è tutt'altro che sconfitta. E che il Vecchio Continente non è immune alla guerra, se si schiera a favore dell'offensiva che intanto prosegue fino a toccare l'impianto nucleare iraniano di Natanz. "Preso di mira" - ha denunciato l'agenzia atomica iraniana - dai "criminali attacchi perpetrati dagli Stati Uniti" e Israele, senza tuttavia causare perdite radioattive. In risposta, l'Iran ha colpito con un missile Dimona, città nel deserto del Negev israeliano che ospita un impianto nucleare, provocando almeno 39 feriti tra cui un bambino di 10 anni. A Natanz "non è stato segnalato alcun aumento dei livelli di radiazione al di fuori del sito", ha affermato l'Aiea in un comunicato in cui ribadisce l'appello alla moderazione.