I sex workers creati con l’intelligenza artificiale sono perfetti e affascinanti, e soprattutto eliminano l’interazione. E ci spingeranno a essere sempre meno avvezzi alle imperfezioni della realtà
di Mattia Insolia
Da tempo su Instagram sono bombardato dalle sponsorizzazioni di content creator particolari. Lavorano su Instagram, TikTok e Fanvue, e non esistono. Sono state tutte create con l’Intelligenza Artificiale.
Siamo nell’epoca in cui il confine tra organico e sintetico si assottiglia sempre di più, e nel futuro che va delineandosi emerge una nuova direzione del desiderio. Un desiderio dominato dalle AI Sex Workers – le Sex Workers create con l’IA.
Non respirano e non mangiano, non ingrassano e non dimagriscono (a meno che non venga richiesto), non invecchiano e non conoscono stanchezza, malattia o emozioni. Sono nate da righe di codice e sono capaci di far fatturare cifre folli, scardinando intanto le nostre idee d’intimità, sesso e desiderio. Non sono semplici avatar, come quelli che siamo abituati a vedere nei videogiochi. Il loro aspetto è curatissimo: hanno minime imperfezioni cutanee, le occhiaie se “hanno fatto tardi la notte prima” e i capelli spettinati al mattino. L’avvento dell’algoritmo del desiderio fa sparire la carne per lasciar spazio a un’estetica della perfezione programmata. E il mercato c’è.







