Sexfluencer, virtual girlfriend, stupri nel cyberspazio. Il sesso, le relazioni, l’intimità nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale sono serviti. Amanti sintetici (Il pensiero scientifico editore) è una mappatura seria, succinta e puntuale su un terreno apparentemente pruriginoso e facilone, come quello che riguarda l’esplosione di attenzione e uso delle nuove tecnologie generative di contenuti nella sfera del desiderio e dell’eros. I casi di cronaca sull’ampio e seguitissimo tema sono diventati oramai dei must da clickbait. Nel libro ne vengono sommariamente ricordati alcuni bizzarri come quello del produttore musicale che prima si dispera quando un aggiornamento del software resetta la conversazione con la sua assistente virtuale Sol, poi tornata “in vita” lei, lui le chiede di sposarla e a quel punto è la moglie del produttore, quella in carne ed ossa, a chiedere il divorzio.
Per capire la direzione verso cui volge il rigoroso e breve saggio scritto da Davide Bennato, sociologo dei media digitali presso il Dipartimento di Discipline dell’Università di Catania, va citata una sua curiosa intuizione: “Probabilmente nel prossimo futuro, per comprendere il nostro rapporto con le IA, più che ad Asimov dovremo guardare ai fratelli Grimm”. Il riferimento da un lato è sì all’autore di fantascienza statunitense, nato russo, e ai suoi robot formali e asettici; dall’altro alla regina di Biancaneve che cercava conferma della propria bellezza rivolgendosi al suo specchio che le rispondeva sempre in maniera accondiscendente (comportamento sicofantico, di “adulazione insincera”, segnatevelo). Questo per dire che l’immersione nel nuovo corso relazionale ed intimo con la IA è sicuramente orientato ad algoritmi che “tendono a massimizzare la soddisfazione dell’utente”, quindi alle risposte che più preferisce piegate più all’accondiscendenza che all’affidabilità. “Il mercato sta rispondendo con degli artefatti ad hoc verso questo nuovo tipo di consumatore – scrive Bennato – in cerca di ‘soluzioni a bassa intensità’ per appagare il proprio senso di vuoto. E qui si inseriscono artefatti come i chatbot da compagnia, le virtual girlfriend, i sexbot: soluzioni tecnologiche per un consumatore isolato all’interno di un’economia della solitudine”.






