«L’Albertina!». «La candidata!». Furono queste le prime parole con cui venni apostrofato dall’allora Segretario della Lega, nel febbraio 1997, appena candidato sindaco di Milano da Silvio Berlusconi, sostenuto dalla coalizione di centrodestra. Bossi, ovviamente, appoggiava la rielezione del sindaco uscente, il leghista Marco Formentini e non aveva trovato di meglio che alludere ad una mia presunta omosessualità, forse, come ebbe a giustificarsi, anni dopo, quando si concluse una rottura durata 7 anni e si riconciliò con Berlusconi, per i miei modi da “damerino”, accennando anche con il gesto d’accarezzarsi l’orecchio, che alludeva all’espressione “nu poco recchione”, in napoletano o “uregia” in milanese per la mia effemminata gentilezza dei modi, da contrappore alla maschia rudezza del tratto del suo candidato.

Durante i miei primi quattro anni la Lega fece in Consiglio Comunale un’opposizione violenta ed aggressiva. Ricordo i 4.500 emendamenti per impedirci di votare la privatizzazione dell’Aem ed anche i toni volgari e davvero sgradevoli della sua parte politica. Tanto che, nei secondi “Stati Generali” della città, nel febbraio 2001, senza avvisare nessuno, neanche Berlusconi, né concordare la proposta con le forze politiche del centrodestra, proposi che la Lega, non facesse parte della coalizione, per coerenza con i quattro anni all’opposizione dura, ma venisse accolta in maggioranza, dopo la nostra vittoria, aggiungendo i suoi voti a quelli del premio di maggioranza del 60% di consiglieri comunali, che ogni sondaggio ci attribuiva, per la sicura affermazione del sindaco uscente e delle liste a sostegno della sua candidatura.