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Un talento nel descrivere amici e nemici in poche parole
L'elogio funebre scritto da Pier Luigi Bersani il giorno della scomparsa di Umberto Bossi ("l'avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello a cui ho voluto più bene") fa riflettere. Ora, vero è che il sonno eterno imponga una tendenza a enfatizzare i pregi e tralasciare il resto a norma di parce sepulto, ma di fronte all'esondazione di coccodrilli reverenti rispetto al Senatùr, con un profluvio di aggettivi a scelta fra eroe popolare, rivoluzionario, sincero, un po' cafone ma anche guascone, tenace, leader, carismatico, provocatorio, controverso, ah se ci fosse stato lui Vannacci non avrebbe avuto scampo, io vorrei celebrarlo senza l'impiego di aggettivi, ma con un'irriverente carrellata di parole sue. Sono uno spaccato brillante sulla nostra storia recente, e lette oggi lasciano la malinconia che sgorga sempre dalla consapevolezza dell'impossibilità di rivivere il passato.






