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La pittrice, moglie di Emilio, famoso anglista, teneva nota di quanto accadeva nel suo salotto a Roma. E sono risate, anche molto amare
Corso d'Italia 11 era l'indirizzo romano di Emilio e Leonetta Cecchi. Erano andati ad abitare lì a metà degli anni Venti e da allora non si mossero più, la casa della vita, per dirla in breve. Erano coetanei, lui di due anni più giovane di lei, entrambi toscani. La famiglia di Leonetta, nata Pieraccini, era di una borghesia più colta e facoltosa, medici, liberi pensatori, banchieri, rispetto a quella di Emilio, il cui padre aveva un negozio di ferramenta. Allieva di Giovanni Fattori, Leonetta fu sin da giovane una pittrice di talento, ma Emilio a nemmeno vent'anni era già stato arruolato nel giro scapigliato del Leonardo, la rivista di Gianfalco e di Giuliano il Sofista, ovvero i dioscuri Papini-Prezzoli, e più tardi sarebbe stato una colonna de La Voce, la rivista più significativa di quel primo Novecento.






