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Riccardo Nencini racconta la giornalista dall'infanzia alla Trilogia post 11 settembre
La ragazzina, Emilia, pedala verso Firenze. Tiene un cesto di insalata sul portapacchi e se i tedeschi la fermano deve sperare che non guardino troppo bene. In mezzo alla verdura sono nascoste piccole bombe, stanno nel palmo di una mano. Emilia è un nome di battaglia. Quello vero è Oriana Fallaci. Ha quattordici, forse quindici anni. Mai stanca di vivere (Mondadori, pagg. 180, euro 19) è la biografia narrativa che Riccardo Nencini, presidente del Gabinetto Vieusseux di Firenze dedica a Oriana Fallaci, e già il sottotitolo ("Passioni e tumulti di Oriana Fallaci") dice qualcosa sull'intenzione: non un atto d'accusa né una canonizzazione, ma una ricostruzione per quadri che segue il filo dell'ossessione della Fallaci per la perfezione e la (sua) verità.
Nencini conosce bene l'argomento: ha avuto un rapporto d'amicizia con la Signora, e lo dichiara fin dal prologo, dove ritrae l'ultimo incontro fiorentino con Oriana morente, il tavolo coperto di dattiloscritti e mozziconi di Virginia Circles, i capelli bruciati dalla chemio, le mani laccate di rosso. "Sono alla fine, Riccardo. Ma morirò in piedi, come Emily Brontë".






