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Quando confessò: "In Italia lavorano soltanto gli autori di sinistra..."
Un eretico vero. È la figura che rappresenta al meglio Giorgio Forattini. La sua essenza. Un profanatore di religioni, ideologie e luoghi comuni che ne hanno fatto il vignettista principe, un vero «cult» della Prima Repubblica e di buona parte della Seconda. La sua satira ha messo alla prova i nervi di tanti potenti e alti prelati, ha suscitato polemiche accese, si è beccato le invettive dei politici, ha contribuito a far dimettere ministri e a far cadere governi. E il suo distacco nel guardare il mondo, difficile da incasellare in un modo di pensare, in un colore politico o in un'ideale se non nella ricerca vana di trovare una morale nel Belpaese, gli ha permesso di sbalordire, di non essere mai scontato. Di girovagare in testate di segno opposto mantenendo la sua coerenza iconoclasta: da Paese Sera a Repubblica, al Giornale, a La Stampa, da L'Espresso a Panorama. Un progressista anti-clericale che finì per litigare anche con l'altra Chiesa: «La sinistra - disse - non accetta la satira quando le è rivolta contro». Per parafrasare una famosa frase di Montanelli, Forattini aveva solo un padrone, il suo pubblico.






