Parla di «Dna degli italiani» e «anticorpi democratici», Igor Magni, segretario della Camera del Lavoro di Genova, per spiegare lo slancio di ottimismo con cui dal palco della chiusura della campagna per il No al referendum sulla giustizia, giovedì scorso, ha dato appuntamenti ai genovesi per seguire in piazza lo spoglio del voto referendario e soprattutto festeggiarne l’esito.

«Al bando la scaramanzia», dice, con i sondaggi a raccontare di una sfida che fino all’ultimo sarà probabilmente un testa a testa tra il Sì e il No. «È che siamo troppo abituati a vedere nero, a sinistra soprattutto, ma in questo caso serve dare speranza e entusiasmo, – è il rilancio della vigilia del voto – anche perché i cittadini quando c’è la Costituzione di mezzo sono sempre stati cauti, sanno di doverla difendere al di là delle posizioni politiche, e spero lo siano anche questa volta».

A Genova la mobilitazione per il No ha riempito piazze e università, ma è sicuro corrisponda al sentimento del resto del Paese?

«Diciamo che ci sono parti del Paese dove la mobilitazione contraria a questa riforma della giustizia ha preso campo e spazi, io posso parlare per Genova, la Liguria, il nostro territorio, meno per altri contesti. Però è innegabile ci sia stata una grande crescita nella presa di coscienza degli italiani sulla posta in palio, lo dicono i sondaggi e lo dice come è cambiata la corsa dei promotori della riforma».