Una nave alla deriva, carica di gas liquido e con i sistemi criogenici fuori uso, vaga nel Mediterraneo centrale, mentre i governi si rimpallano responsabilità e Mosca osserva seguendo la nave con la Jupiter, una petroliera che si tiene a distanza di sicurezza. È lo scenario – come racconta Il Foglio - che offre senza mezzi termini una “bomba a orologeria pronta a esplodere” a poche centinaia di chilometri dalle coste italiane. La nave in questione si chiama Arctic Metagaz, 280 metri di lunghezza, colpita il 3 marzo da “droni marittimi e aerei in acque neutrali”, secondo la versione del ministero degli Esteri russo.
Da allora il gigante galleggiante, con lo scafo danneggiato e l’equipaggio rifugiato a Bengasi, si muove in balìa di correnti e venti, con il gas mantenuto a temperature non più controllate. Un potenziale disastro ambientale e industriale che sfiora infrastrutture vitali per l’Italia. Il relitto è passato vicino a Malta, ha sfiorato Lampedusa e Linosa e ora si trova a decine di miglia dal gasdotto Greenstream, da cui passa circa il 5 per cento del gas che arriva nel nostro paese. “Visti i rischi ambientali e per le infrastrutture, l’interesse dei russi è che qualcosa vada storto per accusare gli ucraini del disastro”, spiega al Foglio una fonte libica. Nel frattempo, a Roma si cerca di minimizzare.










