«Alla luce del conflitto in atto in Medio Oriente, la nostra disponibilità a intervenire sul mercato dei cambi è aumentata». È la frase chiave nell’esame trimestrale della Banca nazionale svizzera (Bns). L’istituto centrale elvetico è disposto a incrementare gli acquisti di valute estere, in genere si tratta soprattutto di euro e dollari, per frenare l’apprezzamento eccessivo del franco. La valuta svizzera è da tempo molto forte e tende ad apprezzarsi ulteriormente quando crescono le tensioni geopolitiche ed economiche. Per una parte degli investitori continua a essere un porto sicuro.
La forza marcata del franco per la Svizzera ha il vantaggio di rendere meno caro l’import e di favorire l’inflazione bassa, ma ha lo svantaggio di creare ostacoli in più all’export, voce importante per l’economia elvetica. Dopo la fase dell’inflazione mondiale alta, durante la quale il franco forte è stato molto utile, l’istituto centrale guidato da Martin Schlegel è tornato ad occuparsi della forza del franco ridiventata eccessiva. Gli strumenti principali per frenare la moneta sono i tassi di interesse e gli acquisti di valute estere. Il tasso di riferimento è già allo 0% e abbassarlo significherebbe andare nei tassi negativi, meccanismo che la Bns ha adottato con successo solo parziale in anni passati e che ha creato problemi al settore finanziario e ai risparmiatori. La Bns per ora tende dunque a non scendere sotto lo 0% e a operare sulle valute estere.







