TORINO. La Svizzera è nel panico. L’annuncio dell’amministrazione Trump di imporre un dazio del 39% sulle merci elvetiche ha colto di sorpresa governo e imprese, provocando immediate reazioni politiche e un contraccolpo sul mercato valutario: venerdì il franco ha registrato la peggiore performance tra le valute del G10, cedendo lo 0,4% sul dollaro e scendendo a quota 0,816.
«Non è chiaro cosa gli Stati Uniti vogliano da noi» ha dichiarato un parlamentare svizzero al Financial Times. «È giusto dire che il governo è in stato di shock».
L’aliquota è persino superiore al 31% anticipato da Trump lo scorso aprile nel cosiddetto “giorno della liberazione” commerciale. La Svizzera, che nel 2023 ha esportato beni per 60,9 miliardi di dollari verso gli Stati Uniti, teme un impatto devastante. Il governo ha annunciato che analizzerà la situazione e deciderà «i prossimi passi», mantenendo aperti i contatti con Washington.
A preoccupare sono in particolare l’industria farmaceutica – con colossi come Novartis e Roche che avevano appena annunciato nuovi investimenti negli Usa – e il settore dell’orologeria di lusso. La Federazione dell’industria orologiera (Fh) parla di «minaccia per l’intera economia svizzera» e accusa: «Questi dazi non sono né comprensibili né giustificati».











