Per dormire sonni tranquilli (si fa per dire), meglio l’oro o il franco svizzero? In tempi di caos geopolitico, di incertezza sul futuro, la domanda non è poi tanto strana. Sul metallo giallo, si sono negli ultimi anni riversati investimenti massicci, dato che la valuta ritenuta un porto sicuro durante le turbolenze, il dollaro, oggi è essa stessa origine di insicurezza. Per un’oncia d’oro ieri servivano più di 3.300 dollari, un anno fa ne servivano mille meno. Ieri, la Banca centrale europea ha pubblicato il suo rapporto annuale sull’uso dell’euro nel mondo e ha riservato un capitolo proprio all’oro, comprato in grandi quantità, nel 2024, dalle banche centrali. Nelle riserve valutarie globali, oggi il metallo giallo ha superato per valore l’euro ed è il secondo asset, con il 20% delle riserve: il primo rimane il dollaro (46%), terza è la valuta della Ue (16%). Siamo attorno ai livelli degli Anni Sessanta del Novecento, quando l’oro e il dollaro erano collegati ed erano l’àncora del sistema. Anche molti fondi d’investimento stanno comprando metallo giallo, per ridurre i rischi d’inflazione e la volubilità della moneta americana. L’oro, però, non è l’unica certezza al mondo.
Il franco svizzero racconta una storia
Tra le monete importanti, quella della Confederazione Elvetica è tra le prime dieci nella composizione delle riserve valutarie globali, anche se con una quota modesta (0,15-0,20%). Il fatto è, però, che il franco risulta essere la moneta più forte al mondo da decenni (oggi servono 1,06 euro per comprarne uno).






