Non solo beni agricoli e prodotti industriali. Adesso i dazi voluti dagli Stati Uniti colpiscono il più classico dei beni rifugio, l’oro. Metallo che è rientrato da alcuni anni al centro delle dinamiche che regolano i rapporti di forza tra le grandi potenze mondiali vista la sua funzione di riserva delle Banche centrali e di possibile alternativa al predominio del dollaro. Per quanto riguarda i nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti non si tratta di una decisione generalizzata sul metallo in sé, ma mirata sulle importazioni di lingotti d’oro da un chilo, una mossa che minaccia di dare un nuovo colpo alla Svizzera, il più grande centro di produzione di questo tipo di lingotti al mondo. L’agenzia Customs Border Protection ha affermato che i lingotti d’oro da un chilo e da 100 once dovrebbero essere classificati sotto un codice doganale soggetto a dazi. Ed è questo che si legge in una lettera di decisione datata 31 luglio, visionata dal Financial Times.