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20 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 12:53
“Efficienza”. È la parolina magica che dalle parti dei comitati e dei partiti per il “sì” al referendum del 22 e 23 marzo ripetono in continuazione, quando non devono parlare di “plotoni d’esecuzione”, “cancro”, “ostacolo al Governo”, per convincere della bontà della proposta di Nordio & Co.. In effetti, se ti addentri nei meandri del sistema della giustizia o anche se hai avuto a che fare con le aule di un tribunale, è probabile che avrai toccato con mano alcune delle troppe cose che non funzionano. Vuoi vedere che quest’ultradestra ne ha tirata una fuori dal cappello? Proviamo a capire come inciderebbe questa riforma su alcuni dei problemi che la gente comune – e non solo i parlamentari o i politici – si trova quotidianamente di fronte.
Questa riforma affronta forse il problema della lentezza dei processi, che spinge molti a rinunciare addirittura anche solo al proposito di poter avere giustizia? Bisognerebbe fare assunzioni, coprire la carenza di magistrati e cancellieri. Ma su questo maggioranza e governo sono fermi. Zero spaccato. Se vincesse il “sì” spenderemmo almeno il doppio di quanto non si spenda oggi per il Consiglio Superiore della Magistratura; denaro pubblico che potrebbe essere usato, ad esempio, per stabilizzare i 1.800 precari della giustizia che a oggi sono appesi a un filo con un contratto che scade il 30 giugno.






