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12 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 7:45
È curioso, per non dire contraddittorio, che un governo che si proclama vicino al popolo ignori apertamente le indicazioni espresse in uno degli strumenti più alti della sovranità democratica: il referendum. Ancora più discutibile è l’insistenza del ministro Pichetto Fratin nel decantare le presunte virtù salvifiche del ritorno al nucleare, mentre l’Italia resta ancorata al gas e il governo continua a voltare le spalle alle rinnovabili, in un atteggiamento che sa di negazionismo energetico.
In debito di un esteso dibattito politico e pubblico sulle implicazioni delle scelte nazionali sulla transizione energetica, provo qui ad avanzare alcune obiezioni di fondo sulla scorrettezza politica e la discutibilità giuridica di un processo che avanza con l’appoggio delle lobby energetiche e confindustriali, sospinto dal governo e in particolare dal ministro dell’Ambiente. Metto a confronto due evidenze che parlano da sole: da un lato, le dichiarazioni sempre più disinvolte e coordinate di esponenti delle Regioni e del governo a favore dell’atomo; dall’altro, la volontà popolare degli italiani, chiaramente espressa che, fino a prova contraria, resta ferma nella sua opposizione agli impianti di fissione.






