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18 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 18:28
di Enza Plotino
Il fatto che sia già stato tentato non toglie gravità all’atto! Non entro nel merito dei quesiti del referendum costituzionale del 22/23 marzo perché penso che sia la procedura ad essere inaccettabile: affidare a colpi di maggioranza la modifica della Costituzione è quanto di più sconsiderato ci sia, politicamente e istituzionalmente. Rendere la Carta costituzionale non un patrimonio comune del Paese, ma l’espressione di scelte di parte, nelle quali i partiti che ne rimangono fuori, e il loro elettorato, non si riconoscono, è un atto destabilizzante dell’ordine sociale, politico o statale costituito, che ha governato il percorso condiviso dell’Italia verso una democrazia compiuta.






