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Ultimo aggiornamento: 7:12
Il referendum del 22 marzo sta diventando uno snodo fondamentale per la stessa vita della nostra repubblica. Non è più solo una consultazione referendaria sulla modifica di un pezzo, peraltro assai significativo, della carta costituzionale, ma è uno snodo sulla tenuta della stessa democrazia.
Per quanto mi riguarda non è un referendum sulla difesa dei magistrati, anche perché diversi magistrati che osservo, in queste ore, affannarsi ipocritamente a difesa della Costituzione, sono stati e sono, con fatti alla mano, traditori in primis della toga che indegnamente indossano e della stessa Costituzione. Magistrati questi – minoranza rumorosa e potente – che hanno abusato della loro funzione e non meritano il sostegno popolare.
È un referendum, invece, in difesa della Costituzione che mai come di questi tempi è attualissima nella sua potenza democratica. La maggioranza parlamentare e il governo stanno conducendo l’attacco finale alla Costituzione e, un poco alla volta, stanno picconando i pilastri della democrazia. Perché? Il popolo viene colpito nella sua sovranità attraverso la crescente e dura criminalizzazione del dissenso. La sovranità nazionale è sempre più minata con la supina subalternità del governo al trumfascismo americano. Il parlamento è sempre più esautorato della sua centralità. I magistrati autonomi e indipendenti vengono attaccati con violenza politica e istituzionale. I giornalisti liberi e coraggiosi sono colpiti nel loro lavoro. Un controllo sempre più asfissiante dei mezzi di comunicazione.






