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Ultimo aggiornamento: 13:54
Sarò sincero: al referendum costituzionale del 22-23 marzo voterò “No” perché ho capito poco di questo quesito. Dopo aver letto il libro del nostro direttore Marco Travaglio, alcuni articoli di Gian Carlo Caselli, ascoltato Nicola Gratteri e Gherardo Colombo, ancora non ho compreso fino in fondo alcuni ingranaggi della cosiddetta riforma Nordio.
Mi consolo perché sono in buona compagnia: molte persone di Destra o di Sinistra che ho incontrato in questi giorni non andranno a votare perché non hanno ben compreso le modifiche proposte. Personalmente non mi interessa votare “No” per esprimere il mio dissenso al governo Meloni: ho altri modi per farlo. E non voglio assolutamente che il mio voto permetta al Partito Democratico di cantar vittoria pensando di vincere alle prossime politiche.
Voto “No” perché non ho compreso la “materia”: quando a scuola non si capisce la lezione è sbagliato andare avanti copiando dal compagno ma è necessario fermarsi, chiedere una nuova spiegazione. D’altro canto il quesito proposto – per essere ben capito – esigerebbe una conoscenza del Codice penale e una seria conoscenza giurisprudenziale. Purtroppo, invece, molti voteranno “Sì” per stare con la Meloni e molti “No” per andare contro il governo di Destra offendendo così la dignità di una consultazione referendaria.







