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Ultimo aggiornamento: 14:41

La prossima scadenza referendaria rappresenta un evento fondamentale per il futuro della democrazia in Italia. Il progetto controriformatore del governo Meloni ha messo nel mirino un caposaldo dell’assetto costituzionale, l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Si vuole ridimensionare fino ad annullare l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, l’organo fondamentale di controllo di legalità e di rispetto dei diritti, alla base della nostra come di ogni democrazia liberale, fondata sulla Costituzione, adottata dalla Repubblica sorta dalla caduta del fascismo e dalla tragica sconfitta nella seconda guerra mondiale.

Questo progetto, imposto al Parlamento che l’ha approvato secondo gli intendimenti della maggioranza, passerà liscio come l’olio al referendum, che dovrebbe svolgersi secondo quanto deciso in fretta e furia il 22-23 marzo, al fine di impedire ai sostenitori del No di svolgere un’adeguata opera di informazione sulle ragioni per cui questo progetto è da respingere.

Il ricorso al Tar del Lazio di quindici cittadini, con la richiesta di annullamento della delibera del governo di fissazione della data del referendum, la modifica del quesito e la definizione di tempi più adeguati alla campagna referendaria, secondo quanto previsto dalle norme e dalla prassi costituzionale, si discuterà e definirà il prossimo 28 gennaio. Nel frattempo sono state raggiunte le 500mila firme richieste per l’indizione del referendum abrogativo, un segnale significativo di volontà popolare.