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Ultimo aggiornamento: 9:13
Et voilà, il piatto è servito: il decreto che riapre la strada al nucleare in Italia, senza neanche l’ombra di una nuova consultazione popolare, segna l’inizio di una nuova stagione ideologica, più che energetica. I cittadini si sono già espressi due volte tramite referendum. Eppure, evidentemente, la democrazia non è ritenuta utile quando disturba il piano energetico dei soliti noti.
Come da copione, si comincia stanziando fondi per studi, ricerche, ma soprattutto per la comunicazione: 7,5 milioni di euro destinati a raccontarci quanto il nucleare sia bello e pulito. L’incognita non è nemmeno se questi soldi saranno ben spesi, ma a chi finiranno. E qui il silenzio è più radioattivo del combustibile di terza generazione.
Proprio mentre il nucleare viene rispolverato come fosse l’ultima trovata, il vero colpo di scena lo prepara Carlo Calenda. Dopo aver sincronizzato il passo con Salvini e Forza Italia, cala l’asso: tenere il carbone acceso fino al 2038, per accompagnare dolcemente il phase-out.






