L’Agenzia internazionale dell’energia ha pubblicato un rapporto con le 10 misure che governi, imprese e cittadini possono adottare nell’immediato per attenuare l’impatto della crisi petrolifera provocata dal conflitto in Medio Oriente. Tra i suggerimenti figurano la riduzione della velocità in autostrada, il limite ai voli aerei e un uso più intensivo dei mezzi pubblici - misure che, se applicate su larga scala, possono contribuire in modo significativo ad allentare la pressione sui mercati energetici globali. Il conflitto in corso ha ridotto quasi a zero il transito di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta, attraverso cui normalmente scorre circa il 20% del consumo petrolifero mondiale - circa 20 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti raffinati. Il risultato è stato un’impennata del prezzo del petrolio sopra i cento dollari al barile, con aumenti ancora più pronunciati per alcune categorie di prodotti come il gasolio, il carburante per aerei e il gas di petrolio liquefatto.
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L’Agenzia ha già risposto sul fronte dell’offerta l’11 marzo, quando i Paesi membri hanno concordato il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche, il più grande intervento di questo tipo nella storia dell’organizzazione. Ma queste misure non sono sufficienti dal momento che siamo alla terza settimana di conflitto e il petrolio Brent si sta stabilizzando in area 108 dollari a barile e i principali impianti di gas del mondo sono messi fuori uso dagli attacchi.









