Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Undici anni fa Elisabetta Alberti Casellati sedeva come membro laico nel Csm e anticipò un tema destinato a tornare ciclicamente: la necessità di rivedere i meccanismi di selezione dei componenti togati del Csm per arginare il peso delle correnti

Undici anni fa Elisabetta Alberti Casellati sedeva come membro laico nel Consiglio Superiore della Magistratura. Casellati, destinata a diventare la prima presidente donna del Senato e oggi ministro per le Riforme e la Semplificazione, anticipò un tema destinato a tornare ciclicamente nel dibattito sulla giustizia: la necessità di rivedere i meccanismi di selezione dei componenti togati del Csm per arginare il peso delle correnti, uno dei punti fondamentali della riforma della giustizia.

Il primo affondo arrivò nel marzo 2015, durante il congresso di Magistratura Democratica a Reggio Calabria. In quell’occasione, Casellati mise a fuoco una distinzione che ancora oggi rivendica: le correnti possono essere “luoghi di confronto, dialogo e crescita”, ma il problema nasce quando degenerano in “correntismo” o “correntocrazia”, incidendo su carriere e incarichi più del merito.