E' allarme epatite A. Aumentano i casi in Italia, a Napoli in particolare il sindaco ha firmato un'ordinanza che vieta il consumo di frutti di mare crudi nei pubblici esercizi.

«L'epatite A non è una malattia grave nella maggior parte dei casi, ma un problema che nasce da falle evitabili: controlli insufficienti e comportamenti a rischio, soprattutto sul fronte alimentare - afferma Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale - I molluschi crudi continuano a essere uno dei principali indiziati. Il messaggio è semplice: non serve allarmismo, serve responsabilità. Più controlli nella filiera, più attenzione da parte dei cittadini. Perché questi focolai non sono inevitabili: si possono prevenire. La situazione è sotto controllo, ma abbassare la guardia sarebbe un errore».

«I 133 casi non sono pochi, ma non è un allarme grave per la popolazione generale - prosegue - Va interpretato nel contesto. In tutta Italia nel 2024 ci sono stati circa 443 casi di epatite A in un anno. Quindi 133 casi concentrati in una sola regione (Campania) in poche settimane/mesi indicano un focolaio locale (outbreak), non un’epidemia nazionale - avveerte - L'epatite A è quasi sempre autolimitante (guarisce da sola) e la mortalità molto è bassa (i decessi sono rari e soprattutto negli anziani) quindi non è una malattia 'pericolosa' come epatite B o C». «In Italia i casi sono in aumento negli ultimi anni. In Campania si parla proprio di aumento recente con attenzione su Napoli e quindi non è un evento isolato ma neanche fuori controllo. Per il sistema sanitario la situazione è da monitorare (cluster epidemico). Per il cittadino medio il rischio è basso se si adottano precauzioni. Per persone a rischio (anziani, epatopatici) serve invece più attenzione», conclude Pregliasco