L’emergenza legata all’aumento dei casi di epatite A in Campania arriva in uno dei momenti più delicati per la cultura gastronomica napoletana, a ridosso della Pasqua, quando il consumo di pesce – e in particolare di molluschi – diventa centrale nelle abitudini alimentari. I dati in crescita rispetto agli anni precedenti hanno spinto l’amministrazione a intervenire con misure precise: l’ordinanza firmata dal sindaco Gaetano Manfredi vieta il consumo di frutti di mare crudi nei locali pubblici, lasciando però libera la vendita al dettaglio e quindi la possibilità di consumarli in ambito domestico.

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28 Gennaio 2026

La decisione si inserisce in un contesto ancora non del tutto chiaro sul piano epidemiologico, in cui i molluschi bivalvi restano tra gli alimenti osservati speciali per la loro capacità di accumulare agenti contaminanti. Non è un caso che le indicazioni si concentrino soprattutto sulle modalità di consumo: evitare il crudo e garantire una cottura adeguata. Un cambio di passo che non blocca la tradizione, ma la costringe a rientrare entro margini più controllati, senza dimenticare che la grande cucina di mare napoletana non si esaurisce nella celebre “zuppa di cozze” del Giovedì Santo, ma attraversa un intero repertorio di piatti identitari: dalla frittura di paranza agli spaghetti alle vongole, dal polpo alla luciana alla spigola all’acqua pazza, dai calamari imbottiti alle alici in tutte le loro varianti. Un patrimonio costruito sulla freschezza della materia prima, su lavorazioni essenziali e su un rapporto diretto, quotidiano, con il mare.