L’eliminazione sistematica dei vertici dell’asse Iran-Hezbollah continua: ieri è stata la volta di Esmail Khatib, il capo dell’intelligence che l’Idf considera abbia svolto un ruolo significativo nella repressione delle ultime manifestazioni contro il regime in Iran. Ma nella lista di giornata va anche aggiunto Mohamed Shari, direttore della Tv Al Manar affiliata a Hezbollah, Wissam Mustafa Hussein Taha, responsabile di varie raccolte fondi che hanno contribuito a finanziare con centinaia di milioni di dollari i terroristi di Hamas, e Hassan Ali Marwan, comandante della Divisione iraniana Imam Hossein, tutti uccisi in Libano, dove l’Idf hao colpito e distrutto due punti di attraversamento sul fiume Litani, nel Libano meridionale, «utilizzati dai terroristi di Hezbollah per spostarsi dal nord al sud» del Paese «e portare avanti attacchi terroristici».
Diverse esplosioni sono state segnalate nella città portuale iraniana di Bandar Anzali, sulla costa del Mar Caspio, a seguito dei raid aerei condotti dall'aeronautica israeliana nella zona. Secondo funzionari israeliani, gli attacchi sono diretti contro navi della Marina iraniana. Ieri però Israele, insieme agli Stati Uniti, ha iniziato anche a colpire i siti energetici iraniani provocando la reazione degli Stati arabi confinanti che temono un’ulteriore escalation. In particolare è stato bombardato il giacimento di gas iraniano di South Pars, nella provincia di Bushehr, considerato uno dei più grandi del mondo, di sicuro il più importante dei 43 presenti in Iran e l'unico condiviso con il Qatar. L’attacco ha provocato gravi interruzioni di forniture elettriche in Iraq e il Qatar ha avvisato di possibili conseguenze che vanno ben oltre l’area del Golfo. «Il fatto che Israele prenda di mira infrastrutture collegate al giacimento iraniano di South Pars, un’estensione del giacimento qatariota di North Field, è un passo pericoloso e irresponsabile nel contesto dell'attuale escalation militare nella regione», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari.
















